... che se guardi il programma, pensi sia una cosa di tutto relax: partenza il sabato mattina sul tardi, che svegliarsi presto, in questa stagione di notti calde e sudaticce, è cosa spiacevole, arrivo nel pomeriggio a Riva, serata conviviale con gli altri velisti, partenza mattiniera la domenica per il rientro a Portese, ad orario abbastanza disagevole, ma si fa per poter sfruttare il peler, e il gioco vale la candela.

Le condizioni standard del lago di Garda fanno in modo che questa regata sia una lunghissima poppa, e che la vittoria si giochi, tutte e due le giornate, sull'imboccatura del golfo di Salò, in ingresso o in uscita.

Naturalmente, dato che non ci sono più le stagioni di una volta, le condizioni standard non si sono verificate, e il tutto si è tramutato in due giorni di fatica e di stress.
E sì che la partenza di sabato sembrava da manuale: aria zero, dondolamento sulla linea di partenza, faticoso raggiungimento della costa veneta ad attendere l'ora, che è solita soffiare prima da quella parte.

Però invece dell'ora arriva un peler asincrono, che cresce d'intensità fino a superare i venti nodi, toccando a detta di molti i trenta sotto raffica.
Una lunghissima bolina, tra secchiate d'acqua e salti sulle onde (particolarmente spiacevole l'atterraggio di coggige su uno strozzatore) mette a dura prova la mia resistenza. Si giunge a Riva nel solito dedalo di boe piazzate per lo svolgimento di una quantità incredibile di regate, ma oramai siamo esperti, sappiamo quale boa dobbiamo cercare e non sbagliamo l'arrivo.
Unica perplessità: le istruzioni parlavano di gavitello a poppa della barca comitato, mentre invece è a prua, ma sono dettagli di nessuna importanza.
Come il fatto che siamo arrivati una mezz'oretta dopo il primo di classe, naturalmente. Il ventone non è decisamente il nostro alleato migliore.

Ostello, doccia, rinfresco al circolo, birra e mojito al pub dell'oca, e nanna relativamente presto, che mi fanno male anche muscoli che non sapevo minimamente di avere.
Domenica mattina bel pelerino leggero, peccato che la prima partenza venga annullata, e si ritardi di una buona mezz'ora il tutto. Si riparte, su lo spi, il vento aumenta, la barca accelera. E' la prima volta che mi capita di essere più veloce delle onde. Si stramba con qualche patema, la manovra non riesce proprio con la solita eleganza, ma comunque va. Il vento gira un po', quasi al traverso, e il capitano valuta che non è più sicuro tenere lo spi. Poi torna di poppa e lo alziamo di nuovo. O, almeno, cerchiamo di farlo, ma l'inqualificabile aggeggio si incaramella sullo strallo, fa corpo unico con il cavetto d'acciao e la drizza del genoa, ed è così contento di stare lì che non si riesce neanche ad ammainare. Ci vuole circa una mezzoretta a convincerlo del fatto che non ci fa una bella figura neanche lui, lì arrotolato, ed è il caso che venga a più miti consigli. In un modo o nell'altro ci riusciamo, stiamo sulla veronese perchè quando il vento girerà è qui che salirà per primo... Non ci sono più le stagioni di una volta.

Cippa orribile e indegno arrivo quando ormai era passato il tempo limite.
Anche ieri ho imparato qualcosina, comunque: tra i trenta nodi e la calma piatta è di gran lunga preferibile la prima condizione.
 
 
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